Idee di viaggio

La vera storia dell’oro nero di Napoli

Scopriamo il culto del caffè partenopeo

Aroma intenso, gusto cremoso, sfumature invitanti, da bere rigorosamente in una tazzina calda di ceramica, si tratta della bevanda più apprezzata nella città partenopea, il caffè.

A Napoli, fin dal primo utilizzo a metà dell’800, fare una pausa con un buon caffè è diventato un vero e proprio rituale da ripetere più volte al giorno, da soli o in compagnia.

Secondo una leggenda, il caffè a Napoli arriva grazie a Maria Carolina D’Asburgo, che sposò il re Ferdinando IV di Borbone, la quale volle introdurre dei costumi già diffusi a Vienna. 

Non subito, però, al caffè è stata attribuita una connotazione positiva; inizialmente, infatti, a causa del suo colore nero venne definito “bevanda del diavolo”, e solo successivamente la cittadina partenopea inizierà ad amarlo così tanto da eccellere nella sua preparazione.

Per molti, il segreto per la preparazione del caffè sta nella tostatura dei chicchi, cotti in un tempo perfetto e fatti raffreddare in modo giusto tanto da conferirgli l’aroma intenso e corposo che oggi conosciamo.

La “cuccumella”, in dialetto napoletano, è stata la successiva invenzione che ha contribuito a sviluppare ancor più la cultura del caffè nella città campana; si tratta della famosissima caffettiera napoletana, oggi sostituita dalla moka, che fa uso della sola forza di gravità per far uscire la così gradita miscela.

Dall’800 ad oggi, il caffè è diventato vera tradizione diffusa in tutto il territorio partenopeo e non solo: l’aroma dell’oro nero si sprigiona nelle stradine della città dai mille colori, accompagnando il dolce passeggiar della gente tra arte e cultura millenaria.

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