Spicca tra gli alberghi di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno

Hotel Scapolatiello - alberghi cava de’ tirreni

Tra gli alberghi di Cava de’ Tirreni, l’Hotel Scapolatiello primeggia nella verde valle metelliana

Le camere dell’Hotel Scapolatiello affacciano sulla vallata di Cava de’ Tirreni.
Cava, conosciuta nel mondo come piccola Svizzera, è famosa per la sua abbazia benedettina e per i suoi portici.
L’Hotel Scapolatiello è un crocevia tra Salerno, costiera amalfitana, valle dei templi di Paestum e Cilento.

L’appellativo "de’ Tirreni" dato alla città di Cava si deve all’identificazione, ancora oggi molto discussa, del territorio di Cava con l’etrusca Marcina citata da Strabone. La nostra valle fu certo abitata in epoca romana: lo testimoniano i ritrovamenti di reperti di epoca imperiale (I-II sec. d. C.).
Agli inizi dell’XI secolo alle falde del Monte Finestra si riunì un primo nucleo di monaci, attirati in quel luogo dalla fama di santità di un nobile longobardo, Alferio Pappacarbone, che vi si era ritirato per vivere in contemplazione e in preghiera. Ebbe così origine l’Abbazia benedettina della SS. Trinità, che divenne uno dei centri religiosi e culturali più vivi dell’Italia Meridionale. Il prestigio dei santi uomini alla guida dell’Abbazia, oltre alla necessità di trovare protezione, fece sì che intorno ad essa si raccogliesse la popolazione. Con il passare del tempo, anche i possedimenti territoriali dell’Abbazia andarono crescendo, grazie alle continue donazioni, mentre la relativa tranquillità in cui potevano vivere gli abitanti della vallata portava ad uno sviluppo delle attività artigianali e commerciali. L’autonomia dal dominio abbaziale fu una lenta conquista, non scevra da momenti di tensione. Nel 1394 il papa Bonifacio IX eresse Cava a Città e affidò la nuova diocesi a un vescovo che sarebbe stato anche abate. Solo nel 1513 Cava ottenne l’episcopato autonomo. Il periodo tra queste due date fu ricco di avvenimenti per la città, nello sforzo di conquistare una sempre maggiore autonomia. Cava era diventata una città florida per i traffici commerciali e per l’industriosità dei suoi abitanti, i quali eccellevano nella tessitura e nell’arte muraria. Gli architetti e gli ingegneri cavesi lavoravano alle principali opere pubbliche e private nel Meridione d’Italia ed oltre. Gradualmente, il centro amministrativo della città si spostò dal Corpo di Cava, villaggio fortificato nelle immediate vicinanze della Badia, al Borgo Scacciaventi, detto anche lo commerzio: i pilastri ottagonali che vediamo ancAor oggi risalgono al principio del ’400.
Gran parte della popolazione viveva nei casali, a volte difficilmente raggiungibili, estendendosi allora il territorio fino a Cetara (Vietri, Cetara ed altri casali minori si staccarono da Cava nel 1806). Ci si recava al Borgo Scacciaventi per il commercio e gli affari. Le famiglie più facoltose cominciarono ad edificare al Borgo i loro palazzi, il commerciante e l’artigiano cominciarono a trovare opportuno costruire un’abitazione sulla bottega, che si arricchiva del portico avanti, a protezione delle merci. Il borgo porticato è una peculiarità della nostra cittadina nel Meridione; così lo descrive Lorenzo Giustiniani alla fine del Settecento: «A me piace molto la città della Cava, e specialmente la ben lunga strada, che vi si vede tutta porticata, e sempre ricca, ed abbondante di viveri, da rassomigliarsi quasi ad una delle migliori di Napoli [ … ]. Non vi mancano pure molti artefici di taluni lavori necessari al comodo dell’uomo».

Nella lotta tra Angioini e Aragonesi, Cava prese decisamente posizione a favore di questi ultimi, tanto da meritare il titolo di fedelissima, l’onore di aggiungere al suo stemma la barra verticale giallorossa dello stemma reale, oltre ad una serie di esenzioni e privilegi, che agevolarono notevolmente i suoi traffici commerciali.
Un elemento significativo della storia di Cava fu il suo essere città demaniale, e i suoi abitanti per secoli difesero fermamente e orgogliosamente questo carattere di demanialità, pur dovendo districarsi fra l’esosità del fisco e fra vari pericoli, che mettevano in forse anche l’incolumità dei suoi abitanti. Fra essi ebbero un peso notevole la minaccia della pirateria, che costringeva la città ad un continuo stato di all’erta e a continue spese per la difesa della costa (malgrado ciò, Cetara e Vietri vissero il dramma del saccheggio e del rapimento degli abitanti), e l’imperversare delle epidemie: è rimasta tristemente famosa la pestilenza del 1656, che decimò la popolazione.
Nel 1799 Cava mantenne fede al suo titolo di fedelissima schierandosi contro la Rivoluzione Napoletana e affrontando le milizie francesi: questa presa di posizione costò molto alla città, che dovette subire uccisioni, saccheggi, inaudite violenze.
Nel corso dell’Ottocento la floridezza della città fu colpita da una profonda crisi, in quanto la produzione tessile, che fino ad allora era stata uno dei cardini dell’economia cavese, fu messa in ginocchio dall’introduzione delle <<macchine>> nelle fabbriche impiantate a Salerno. A risollevare la popolazione dalla miseria in cui era caduta fu la coltivazione e la lavorazione del tabacco. Tra la fine dell’Ottocento e il principio del Novecento Cava, che già nel passato era stata meta di illustri visitatori, vide consolidata la sua fama di centro di villeggiatura, attirando per la bellezza del paesaggio, eternata dal pennello degli artisti della cosiddetta Scuola di Posillipo, e per la salubrità del clima. La città cambia volto, viene costruito un teatro, vengono creati viali alberati, nuove strade e un <> abbellisce il centro urbano.
Nel 1943 anche Cava conobbe l’orrore dei bombardamenti, vide le sue strade attraversate dai carri armati e vari ponti distrutti (compreso, anche se per fortuna solo parzialmente, il cinquecentesco ponte di San Francesco), visse momenti di tragedia e di sangue. Circa seimila civili trovarono rifugio nell’Abbazia benedettina e si temette per la vita dell’Abate e del Vescovo di Cava, tratti in arresto dai tedeschi. Nell’immediato dopoguerra, rifulse, dopo tanto orrore, la figura di Mamma Lucia, un’ umile straordinaria donna, che, dedicandosi con materna pietà alla ricerca delle salme dei Caduti rimaste insepolte, contribuì in modo notevole alla pace e alla riconciliazione fra i popoli.
Nell’ansia della ricostruzione e per far fronte alle nuove esigenze abitative, alcune delle caratteristiche del paesaggio cavese sono andate perdute. Oggi si sta cercando di rAitrovare un equilibrio tra urbanizzazione e ambiente naturale, per tutelare quanto è rimasto delle bellezze paesaggistiche e riscoprire la vocazione turistica di Cava. Si è dato inoltre impulso alla rivitalizzazione del centro storico e alla riscoperta e rivalutazione dell’artigianato locale, in particolare della ceramica.
Le informazioni contenute in questa pagina sono tratte dal sito del Comune di Cava de’ Tirreni.